Indagini archeologiche a Cures Sabini

Nel luglio del 2013, il Groupe d’archéologie romaine: Rome et les provinces (GARP) che opera in seno al Centre d’étude des Mondes Antiques (CEMA) dell’Université catholique de Louvain (UCL), grazie ad una convenzione per studi e ricerche messa in atto con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (SBAL), ha avviato un programma di nuove indagini archeologiche presso il sito di Cures Sabini (Comune di Fara in Sabina, RI)[1]. Diversamente da quanto avvenuto per il comprensorio transregionale tiberino, tali indagini hanno preso via a seguito di una lunga fase di “stallo scientifico” in merito sia all’antico abitato sabino (tra la metà dell’VIII e la seconda metà del VII sec a.C.), sia alla successiva facies storica del sito (da età repubblicana ad altomedievale). Rispetto a tradizionali campagne di scavo, il progetto in corso tende piuttosto ad interventi non invasivi, caratterizzati da prospezioni geofisiche, rilievo architettonico e ortofotogrammetrico: infatti nel team del GARP sono presenti ricercatori e studiosi specializzati nella documentazione grafica e fotografica, oltre che nella creazione e gestione di database informatici; in una prima fase, inoltre, è stata siglata anche una collaborazione con la ditta GEORES s.r.l. di Frosinone, in particolare per quanto attiene ad indagini geofisiche diagnostiche. Le ricerche così avviate e per i cui primi risultati (per la campagna del 2013) si rimanda al testo presentato in Lazio e Sabina 11, s’inseriscono nell’ambito di un progetto più ampio (in fase di fundraising), in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre[2], finalizzato allo studio del materiale ceramico proveniente dall’abitato protostorico di Cures, nel tentativo di porre confronti con le facies ceramiche coeve diffuse nel resto del territorio sabino, nell’Etruria meridionale, nel Latium vetus e nell’area medio-adriatica onde poter evidenziare eventuali fenomeni di “dialogo” tra i Sabini di Cures e gli altri popoli dell’Italia centrale. Obiettivo progettuale della ricerca così articolata è la conoscenza delle fasi di frequentazione ed insediamento dalla protostoria ad età altomedievale del sito di Cures Sabini. Stante il recente inizio delle attività, per altro ancora in una fase di analisi della complessa fattibilità progettuale, in questa sede si traccerà una sintesi che non può che essere sommaria, provvisoria e in larga parte ipotetica. In altri termini, i dati e le considerazioni preliminari, resi disponibili e relativi unicamente alla fase romana del centro, sono da considerare come base per successive e necessarie verifiche e approfondimenti, in attesa dell’avvio di studi sistematici anche dal fronte ceramologico d’età protostorica.

Programmaticamente il progetto vuole delineare il punto sulla situazione della ricerca topografico-archeologica pregressa su Cures Sabini e indirettamente del suo territorio, affidandosi alle testimonianze (anche storiografiche) edite e ai dati più significativi di chi ha operato nel tempo presso uno dei siti più connotanti la storia arcaica di Roma, da un lato, i modi di vita e popolamento di una delle aree geografiche più rappresentative dell’Italia centrale, la Sabina, dall’altro. In una seconda fase, si darà conto delle attività di ricerca di terreno e di altra natura relative ai monumenti più rilevanti ancora visibili di Cures e ai metodi ed applicazioni tecnico-operative adottate nello studio del sito e delle sue strutture architettoniche.

Prof. Marco Cavalieri

 

[1] Il programma vorrebbe riattivare una convenzione già esistente tra la SBAL ed il Comune di Fara in Sabina, siglata anni orsono, con fini di tutela, ricerca e promozione del sito di Cures Sabini; Alvino 2010: 109-110.

La nuova fase delle ricerche, dirette da chi scrive, si è svolta nel corso di due estati, 2013 e 2014, per un totale di quattro settimane di lavoro, con la partecipazione di post-doc, dottorandi, specializzandi e studenti dell’Université catholique de Louvain, dell’Université de Namur e dell’Università degli Studi di Firenze; da allora lo studio, pur non sistematicamente, continua attraverso l’analisi dei materiali e l’elaborazione dei rilievi planimetrici e d’alzato effettuati. Mi è gradito ringraziare innanzitutto la SBAL, nelle persone dell’allora soprintendente, Elena Calandra, e dell’ispettore archeologo, Alessandro Betori, per il sostegno offerto all’avvio del progetto e per la fondamentale e fattiva collaborazione; ringrazio anche Maria Luisa Agneni, responsabile scientifico del Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina, per l’apporto organizzativo e tutti i colleghi del CEMA/GARP e dell’Academia Belgica di Roma per aver aderito con professionalità ed entusiasmo all’iniziativa. 

Sono grato, infine, al sindaco del Comune di Fara in Sabina, Davide Basilicata e all’assessore alla cultura, Tony La Torre, per il loro interesse ed aiuto logistico.

[2] Tale parte del progetto è diretta da Alessandro Guidi e coordinata da Federico Floridi.